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Rifugiati e sviluppo urbano sostenibile: l’esperienza di Messina e del sistema Italia in UE con Arrival Cities

28 April 2017

Tra le centinaia di comuni italiani coinvolti nel sistema di accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo sono davvero in pochi i centri che riuniscono le tante particolarità dell’esperienza di Messina, città al tempo stesso di sbarco e di transito che proprio per la sua particolare posizione geografica si propone come anello di collegamento tra l’Italia e la Sicilia, e in un senso più ampio tra l’Europa e il Mediterraneo.

Unica città italiana a collaborare con altre città europee sul tema dell’integrazione di richiedenti asilo e rifugiati grazie al progetto Urbact Arrival Cities, Messina sta rappresentando in Europa non solo la propria esperienza ma più in generale quella del sistema italiano di accoglienza. Un contributo importante non solo in vista dei meeting transnazionali del progetto, che diventa una vera e propria agorà per soluzioni condivise agli effetti repentini delle migrazioni sui territori, ma anche degli incontri del gruppo d’azione locale che rappresenta la pluralità di attori coinvolti nei sistemi locali di integrazione e accoglienza, tenendo conto delle specificità del territorio e del tipo dei flussi registrati negli ultimi anni.

La duplice natura dell’intervento di istituzioni locali e reti presenti sul territorio sulla prima e seconda accoglienza, ovvero dagli sbarchi fino all’entrata di rifugiati e richiedenti asilo nei progetti locali dello Sprar, danno il segno delle molteplici energie e conoscenze necessarie per affrontare al meglio una situazione di emergenza costante ma che può anche costituire un elemento di crescita per il territorio.
Il focus scelto da Messina con Arrival Cities sulle situazioni di principale vulnerabilità, ovvero i minori stranieri non accompagnati, non deve far dimenticare altre situazioni di criticità presenti sul territorio, a partire dal contrasto alla tratta e allo sfruttamento sessuale che richiede un miglioramento costante dei servizi di assistenza sanitaria, psicologica e sociale messi in campo da una serie di attori presenti nel Local Group.

 

 


 

 

Favorire un maggiore coordinamento tra servizi offerti da diverse istituzioni ed enti presenti sul territorio, dall’azienda sanitaria al comune passando per i progetti di accoglienza, può rendere la governance collaborativa promossa dal progetto Urbact un elemento di stimolo al miglioramento dei servizi per diverse fasce della popolazione, non solo per i migranti. Di questo è convinta l’amministrazione comunale, che sta facendo dello scambio con altre città europee del progetto, quasi tutte di medie dimensioni e poste in aree metropolitane come Amadora in Portogallo o Vantaa in Finlandia, per realizzare azioni e politiche di integrazione capaci di favorire il dialogo tra fasce diverse della popolazione e abbattere il pregiudizio a partire da nuovi modelli di convivenza e relazione sul territorio.



 

L’assessore alle politiche sociali Nina Santisi spiega perché Messina ha scelto di concentrarsi soprattutto sull’integrazione dei più giovani per rendere Arrival Cities un’occasione di crescita per l’intero territorio. 

Su quali aspetti dell’accoglienza avete scelto di focalizzarvi attraverso il progetto e in che modo si lega alle politiche di integrazione già messe in atto sul territorio?
Stiamo approfondendo il tema della seconda accoglienza, concentrandoci non tanto su questioni come gli sbarchi o la prima accoglienza ma cercando di lavorare sull’integrazione a partire dalla diffusione del modello SPRAR. I partenariati che stiamo realizzando con associazioni sportive e laboratori professionalizzanti, l’accoglienza in famiglia e la realizzazione di percorsi personalizzati e realmente inclusivi sono elementi che stiamo strutturando in collaborazione con le reti territoriali e focalizzandosi sul tema dei minori, pur essendo impegnati come Messina su tutta la filiera dell’accoglienza.
Rispetto alle altre città coinvolte nel progetto, quali sono gli elementi che caratterizzano l’esperienza messinese?
Abbiamo sicuramente una marcia in più che ci deriva dalla nostra cultura mediterranea e dalla necessità di assicurare un’accoglienza piena e integrata. Sicuramente nella nostra esperienza mi sta piacendo il fatto che la società civile ha risposto meglio dei quanto ci aspettassimo, evidenziando la necessità di una presa in carico comune e non solo istituzionale della questione dell’accoglienza. Il coinvolgimento di tutta la comunità locale, dagli enti gestori alle associazioni di volontariato fino alle associazioni scolastiche e sportive, è decisivo per realizzare progetti personalizzati di accoglienza.
Quali sono le necessità che stanno emergendo nel corso del progetto anche per dare seguito a un percorso di integrazione reale e condiviso sul territorio?
Sarebbe necessario sperimentare nuove progettualità sul tema del ricollocamento, che è un elemento necessario per favorire un maggiore sforzo comune verso una reale integrazione. Lavorerei di più su questa possibilità per favorire ricongiungimenti più rapidi, efficaci e appropriati per i minori stranieri non accompagnati. Se riuscissimo a fare più rete si potrebbero fare molte cose, anche se permangono una serie di criticità sono sicura che il sistema dei comuni possa fare tanto.




Attraverso la partecipazione ad Arrival Cities e all’attiva collaborazione con alter città italiane impegnate nella realizzazione di percorsi di accoglienza integrata, Messina intende diventare un luogo di sperimentazione di pratiche e interventi che migliorano non solo il modo di fare inclusione ma più in generale favoriscono l’avvio di un welfare locale di nuova generazione.
Il coinvolgimento delle famiglie per favorire l’accoglienza nei nuclei familiari di adulti e minori, misura sperimentata con successo in Italia dagli Sprar di Parma e Trieste, potrebbe diventare una delle soluzioni per rendere l’accoglienza più sostenibile sul piano economico e sociale in città, per quella che secondo l’assessore Nina Santisi “può diventare una misura efficace di welfare locale”.




 

 

 

L’azione senza dubbio più ambiziosa portata avanti in contemporanea con l’implementazione di Arrival Cities a Messina è la realizzazione di una struttura polifunzionale vicino al centro di Messina, che sarà dedicato non solo agli stranieri ma all’intera comunità locale diventando un hub di servizi utili per le varie forme di disagio sociale.
Il centro ospiterà sia gli spazi per la gestione di tutte le pratiche amministrative legate all’inserimento dei nuovi cittadini nella comunità (ufficio immigrazione della Questura, ASL per assicurazione medico-sanitaria) ma anche spazi che la città sta dando in gestione al terzo settore. L’organizzazione di una pluralità di attività, dai laboratori multimediali e artistici ai corsi di educazione civica, favorirà una reale integrazione con la comunità del quartiere e il rafforzamento di un nuovo community spirit capace di far superare anche la diffidenza che spesso si annida proprio nelle zone più svantaggiate.


 

“L’obiettivo è fare cultura non solo all’accoglienza ma anche all’integrazione” spiega l’assessore Santisi e il focus è puntato proprio sui minori stranieri, che grazie all’azione degli operatori dei progetti Sprar e alla collaborazione con scuole e associazioni sportive sul territorio, si stanno rivelando protagonisti di forme spontanee di aggregazione con i giovani del territorio, infrangendo timori e pregiudizi nei confronti della diversità.
La realizzazione di percorsi personalizzati di accoglienza, che riescano così a superare i limiti imposti dall’attuale legislazione (che prevede al compimento dei 18 anni d’età l’uscita dai percorsi riservati ai minori non accompagnati), può costituire una soluzione per rendere più strutturale l’impegno dell’intera rete di accoglienza verso questa categoria particolarmente vulnerabile che può però rivelarsi decisiva per favorire sul medio-lungo periodo il successo degli sforzi di integrazione portati avanti dall’amministrazione locale. Anche per questo la partecipazione ad Arrival Cities può costituire per Messina un’occasione per diventare portavoce a livello nazionale ed europeo di una serie di criticità affrontate ogni giorno da centinaia di comuni e amministrazioni sparse in tutta Italia, che spesso devono proprio all’applicazione naturale e diffusa di un metodo Urbact in piccolo, ovvero quello della collaborazione con gli stakeholder locali nei progetti Sprar, il successo di azioni di integrazione diffusa sul territorio e dal grande valore per coesione sociale e crescita delle comunità locali.

 

Tre casi di buona integrazione nei comuni italiani: un esempio per Messina ma anche per le altre città Urbact

A Satriano (Cz) i percorsi di integrazione e accoglienza stanno spingendo molti rifugiati a stabilirsi nel piccolo centro storico, ridando vita a una cittadina che rischiava di scomparire




 

 

A Sant’Alessio in Aspromonte l’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo sta avendo una ricaduta occupazionale positive sul territorio, contribuendo alla crescita della comunità locale





A Verona l’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo si inserisce nel più ampio quadro delle politiche di welfare locale, con servizi di Assistenza psicologica per tutti I richiedenti asilo e un miglioramento generale dei servizi per le fasce più deboli