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Rilanciare lo sviluppo urbano dai beni comuni: 2nd Chance e le ricette di Napoli e Genova

13 February 2017

La riqualificazione delle grandi strutture dismesse nei centri storici rappresenta una delle poche opportunità di crescita per città che scelgono di riutilizzare l’esistente piuttosto che costruire nuovi volumi, un elemento che accomuna città del sud e del nord d’Europa con storia e prospettive urbanistiche completamente diverse. 

In che modo tali strutture possono essere considerate beni comuni e come ripartire da esse per creare forme di sviluppo condiviso e diffuso? Il network 2nd Chance ha dedicato a questo tema un meeting tematico rivolto a cinque dei dodici partner della rete, con particolare attenzione proprio alle città che stanno maggiormente affrontando il tema del riuso delle grandi strutture dismesse legandolo al dibattito europeo sui commons e sulla condivisione di strategie e azioni con diverse fasce di residenti.

Napoli e Genova trovano proprio su questo tema l’ennesimo terreno comune, focalizzando entrambe i propri sforzi di progettazione partecipata promossi nell’ambito di Urbact sul riutilizzo di ex strutture militari. L’ex ospedale militare dei Quartieri Spagnoli e la Caserma Gavoglio, posizionata a poca distanza dalla centralissima stazione di Piazza Principe, rappresentano due esempi significativi di quanto l’opera di riuso non coinvolga necessariamente periferie abbandonate ma anche pezzi di centri cittadini che richiedono una nuova identità.

La realizzazione di attività culturali a partire da una programmazione condivisa degli interventi di recupero da realizzare sulla spinta di 2nd Chance costituisce un elemento comune dell’azione di recupero che entrambe le città stanno portando avanti e confrontando con esperienze simili realizzate dagli altri partner europei. Alla base di questo però resta il forte impegno di sperimentazione promosso in alcune di queste realtà urbane negli ultimi anni, sulla scorta di un deciso committment politico che nel caso di Napoli ha spinto a inserire il diritto ai beni comuni come parte dei diritti di cittadinanza in una delibera apposita, che ha dato vita a una serie di azioni di recupero partecipato raccontate nel corso dell’incontro di Genova ai partner europei.

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Esperienze come il giardino liberato di Materdei, l’edificio scolastico riqualificato dell’ex Schipa, Lido Pola, l’ex ospedale psichiatrico trasformato nel centro sociale Je so pazzo rappresentano degli esempi concreti di riappropriazione socio-culturale di una serie di spazi in disuso che sono tornati al centro della scena a Napoli. L’esempio più interessante è rappresentato dall’Asilo Filangieri, riabilitato a uso comune e collettivo grazie a decine di assemblee pubbliche di gestione e tavoli pubblici di lavoro e approfondimento che hanno condotto negli ultimi anni alla realizzazione di un ampio programma di dibattiti, mostre, rappresentazioni teatrali e presentazioni di libri, favorendo un’interazione costante con l’intricato contesto territoriale e di quartiere in cui è inserita la struttura posta a pochi passi dalla celebre San Gregorio Armeno.

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Le modalità di riutilizzo proposte a Napoli, che si punta in parte a replicare nella rigenerazione dell’ex ospedale militare, possono essere di spunto anche a Genova soprattutto sul fronte della vivacità della relazione tra città, università e vivace contesto associativo locale, che ha trovato numerose opportunità di collaborazione negli ultimi anni con i Patti di collaborazione realizzati nell’ambito del Regolamento Beni Comuni.

La riappropriazione degli spazi da parte di cittadini e gruppi organizzati è al centro del nuovo Piano urbanistico della città, attorno a cui si sono sviluppati accessi processi di partecipazione della società civile a cui però non sono corrisposte nel tempo azioni mirate di valorizzazione di quell’immenso patrimonio di relazioni sociali. Si stima infatti che a Genova siano disponibili dai 50mila ai 100mila metri quadri di superfici dismesse dotate di un fortissimo potenziale in termini di riuso temporaneo, anche in funzone anti-degrado per aree sia del centro che periferiche. Far originare dal basso, dalle comunità locali, tali processi invece che proporre modelli top down finora di impatto limitato è la sfida che Genova punta a realizzare con la rigenerazione della Caserma Gavoglio promossa attraverso 2nd Chance. Non è casuale che tale azione venga proposta in prima istanza dall’Università, partner del progetto, e quindi direttamente da un’espressione importante del mondo culturale cittadino, che sta lavorando in stretta collaborazione con l’amministrazione comunale chiamata ad implementare le azioni emerse dal piano locale realizzato in collaborazione con gli altri stakeholder del territorio.

La sfida dei prossimi anni sarà favorire una reale governance partecipata del recupero di uno degli asset strategici della città sotto diverse tipologie di funzioni, rendendo l’ex Caserma un attivatore di processi di sviluppo e ricollegando tale esperienza a quanto stanno facendo altre città in Italia e in Europa anche grazie a Urbact, come Piacenza che sta lavorando proprio sulla riqualificazione di tre aree militari in disuso con il network MAPS. Dai percorsi partecipativi adottati da queste città e dalla rifunzionalizzazione di tali aree come beni comuni arrivano indicazioni decisive per orientare il dibattito nazionale sui commons non soltanto su aspetti immateriali ma anche su quelli di rigenerazione delle strutture sottoutilizzate o abbandonate, che necessitano anche di innovative modalità di finanziamento degli interventi (dal crowdfunding all’attivazione di molteplici tipologie di fondi nella programmazione europea e regionali, e quindi in collaborazione con diversi livelli di governo).

L’incontro di Genova ha quindi riaffermato l’Italia tra i paesi leader in termini di  teorie e pratiche nel dibattito europeo sui beni comuni ma anche dalle altre realtà urbane del progetto 2nd Chance emergono approcci positivi al tema del riuso delle strutture dismesse. Il lead expert del network Nils Scheffler mette in evidenza tali elementi in questa intervista

In che modo il progetto 2nd Chance sta affrontando il tema della riqualificazione dei grandi edifici abbandonati nei centri storici?

Nel corso dei diversi meeting tematici e transnazionali i partner del progetto si stanno focalizzando non solo sulla riattivazione degli edifici ma anche su come collegare tali azioni allo sviluppo dei quartieri. Nel corso del secondo meeting transazionale di Chemnitz abbiamo invece approfondito il tema degli studi di fattibilità come strumento per andare oltre la semplice riattivazione degli edifici e avviare un’analisi complessiva non solo delle azioni di riqualificazione ma anche dei possibili utilizzi. L’incontro svolto a Genova rappresenta il primo in formato ridotto, a cui partecipa solo un numero limitato di partner, dedicato al tema dei beni comuni urbani come strumento complessivo di riattivazione degli edifici. Nel corso dei prossimi incontri, come il meeting transnazionale di Porto, ci si focalizzerà invece sulla partecipazione degli stakeholder nell’intero processo, un tema di forte interesse per tutti i partner visto che le azioni di rigenerazione promosse dal progetto saranno realizzate concretamente nel corso dei prossimi cinque o dieci anni ed è necessario condividere informazioni non solo sul contenuto dei rispettivi piani d’azione locale ma anche sugli approcci utilizzati per favorire la partecipazione di cittadini e attori locali. Stiamo iniziando a tale proposito a raccogliere buone pratiche di riattivazione di edifici e rigenerazione dei centri storici, condividendo una serie di informazioni che possono ispirare le città partner del progetto con soluzioni adottate nel resto d’Europa.

Perchè il tema dei beni comuni, che è da tempo al centro di un forte dibattito in Italia, è emerso in maniera così forte nel corso del progetto?

Credo essenzialmente per due ragioni. La prima è che i beni comuni rappresentano uno strumento utile per una riattivazione degli edifici che non sia fine a sè stessa ma anche perchè ciò può essere utile per riqualificare i quartieri in cui sono inseriti. È quello che Genova sta provando concretamente a portare avanti ed è per questo che abbiamo scelto di realizzare qui questo incontro che può fornire elementi utili anche ad altre città che stanno realizzando azioni simili, come Lublino, Porto o Dubrovnik.

Nello specifico che tipo di azioni stanno portando avanti queste città partner di 2nd Chance?

Ad esempio Porto rappresenta un caso particolare perchè si sta concentrando su una zona con molti edifici collegati fra loro da riqualificare, un grande complesso su cui associazioni e università stanno intervenendo favorendo il dialogo tra studenti e residenti di fasce deboli sia nella realizzazione condivisa del progetto che delle azioni di rigenerazione che concretamente cambieranno il volto di quel quartiere. A Dubrovnik invece intendono realizzare un centro culturale in un quartiere residenziale che si trova fuori dal centro ma particolarmente grande e abitata, e anche in questo caso vogliono che sia la comunità locale a essere responsabile della gestione degli edifici. Questo è il tipico approccio suggerito dalla teoria dei beni comuni e per questo è significativo condividere informazioni anche sulle modalità di finanziamento di questo tipo di interventi. Proprio a Dubrovnik organizzeremo una visita di studio dedicata al tema delle risorse, sviluppando tra i partner conoscenze su come attingere a diverse fonti di finanziamento per realizzare gli interventi previsti dal piano d’azione.

 

Simone d’Antonio