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I cinque progetti che rendono Torino la capitale dell’innovazione sociale in Italia

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13 November 2017

Le buone pratiche realizzate dal capoluogo piemontese e le iniziative che ridefiniscono le modalità di collaborazione tra cittadini e pubblica amministrazione al centro di questa rassegna di progetti, realizzati o promossi nell’ambito dei network Urbact e Urban Innovative Actions.

Se bisognasse scegliere un solo luogo o un solo progetto da cui partire per raccontare la profondità delle trasformazioni vissute negli ultimi anni da Torino, sarebbe difficile individuare solo una tra le tante aree industriali riqualificate e riportate a nuova vita attraverso progetti di imprenditorialità innovativa o le piazze e le strade dei quartieri rigenerati negli ultimi quindici anni, grazie anche alla collaborazione attiva dei cittadini.
Rimane allo stesso tempo arduo per una città complessa come il capoluogo piemontese raccontarsi all’esterno e far comprendere quanto innovative modalità di collaborazione tra pubblico e privato, come tra diversi pezzi della società civile, abbiano generato nel corso degli ultimi anni dei modelli di crescita condivisa capaci di innovare profondamente il ruolo delle istituzioni pubbliche, broker di innovazioni e aggregatore di energie, progetti e visioni già diffusi sul territorio.

 

 

Tale approccio innovativo al governo locale ha trovato nei progetti Urbact e Urban Innovative Actions una sponda europea di confronto con quanto altre città europee stanno producendo sul fronte dell’innovazione sociale o della smart specialization, temi al centro rispettivamente dei network BoostInno e InFocus di cui sono partner il Comune e la Città metropolitana.
Nel primo dei due network, Torino condivide con città quali Milano, Parigi, Barcellona e Strasburgo uno sforzo di riflessione sulle nuove frontiere dell’innovazione sociale, rimarcate anche a livello politico dall’accordo siglato tra amministratori locali delle città coinvolte pochi giorni fa a Parigi. Scalare gli attuali ecosistemi dell’innovazione per creare crescita diffusa e condivisa con gli stakeholder del territorio è l’obiettivo del network che approfondisce il cambio di funzione dei luoghi dell’innovazione: attrattori urbani per innovatori europei e globali e luoghi di apprendimento diffuso per la comunità.
La creazione di nuovi posti di lavoro a partire da una specializzazione smart dei contesti urbani e metropolitani è invece al centro dell’azione della Città metropolitana di Torino partner di In Focus, che punta a favorire la realizzazione di nuove opportunità per imprese e startup della cintura metropolitana, con un collegamento tra diversi ecosistemi locali dell’innovazione capaci di avere un effetto moltiplicatore sul territorio.
 

 

Quali sono i progetti più innovativi portati avanti dalla città negli ultimi anni, anche grazie a Urbact? Una panoramica delle esperienze di innovazione che a partire dal governo urbano e metropolitano stanno ridisegnando la governante di tali processi, nonché offrendo supporto alla creazione di imprese innovative sul territorio.

1) FaciliTO
Torino Social Innovation è il programma adottato dal Comune di Torino per il sostegno alle nuove imprese, con l’obiettivo di trasformare idee innovative in una pluralità di settori, tra cui mobilità, qualità della vita, salute, istruzione ed educazione al lavoro ed inclusione sociale, in servizi e prodotti concreti capaci allo stesso tempo di creare nuova occupazione e imprenditorialità innovativa. L’obiettivo è realizzare idee innovative in maniera concreta, che vanno ad arricchire il valore sociale ed economico del territorio urbano e della comunità locale. Le diverse edizioni del programma hanno favorito la creazione di 46 nuove imprese sul territorio, per un investimento complessivo di oltre 1,6 milioni di euro, con un ritorno per l’intera comunità locale, in particolare per le periferie dove molte di queste nuove imprese sono andate a installarsi.
FaciliTO ha costituito il fiore all’occhiello della prima politica urbana a sostegno dell’innovazione sociale, caratterizzandosi per elementi quali l’assunzione condivisa del rischio, nuove modalità di partenariato fra pubblico e privato, trasparenza e flessibilità dello strumento amministrativo: caratteristiche che hanno fatto scuola e rendono tale modello un punto di partenza possibile anche per altre città che vogliono fare dell’ecosistema dell’innovazione sociale il cardine delle traiettorie di sviluppo futuro di un contesto urbano.

 

 

2) InnovaTO
InnovaTO è una delle due buone pratiche selezionate dal programma Urbact ideata dal Comune di Torino con l’obiettivo di stimolare e sviluppare progetti innovativi che puntano ad incrementare l’efficienza dell’amministrazione, valorizzarne le risorse e ridurre gli sprechi a partire da idee sviluppate dai dipendenti comunali.
Una vera e propria competizione tra gli oltre 10mila impiegati della città che ha premiato innovazioni di processo importanti per migliorare il modo in cui lavora l’amministrazione comunale tutti i giorni. Dal sistema di appalti ai consumi energetici, sono numerosi i temi su cui si sono confrontati volontariamente i dipendenti della città: le dieci proposte vincitrici della competizione sono state poi attuate da coloro che le avevano proposte, mettendo così in pratica il cambiamento ideato spesso proprio a partire da idee semplici.

 

 

3) Co-City
Il riuso delle strutture dismesse o sottoutilizzate per creare nuove imprese sociale e nuovi poli di aggregazione civici è il tema al centro del progetto che Torino sta realizzando nel quadro del programma Urban Innovative Actions. In collaborazione con la Rete delle Case del Quartiere, l’Università di Torino e l’Anci, Torino sta elaborando un modello innovativo di gestione dei beni comuni, favorendo il rilancio delle periferie a partire dalla realizzazione di patti di collaborazione tra cittadini e pubblica amministrazione.
Sono oltre cinquanta le proposte di patti giunte nella prima tornata del bando, che saranno esaminate da una commissione che, una volta scelti i progetti nelle varie tipologie del bando (strutture in disuso, parzialmente dismesse o spazi verdi), darà vita a un processo di co-progettazione che coinvolgerà le Case del Quartiere come hub locali da cui far passare questa innovativa modalità di collaborazione. La creazione di nuove opportunità economiche nelle periferie e di un nuovo spirito di comunità è alla base di un’azione che contrasta la povertà facendo dell’innovazione sociale un attivatore di energie già presenti sul territorio

 

 

4) Open Incet
Da fabbrica di cavi a centro di open innovation, la storia di questo edificio posto nel cuore del quartiere di Barriera di Milano si lega a doppio filo a ciò che più di innovativo ha caratterizzato i processi di innovazione di Torino nel corso dei decenni. Da simbolo dell’indotto attorno ancui ruotava l’economia di interi quartieri fino alla dismissione degli anni Ottanta e al rilancio definitivo come hub di saperi ed esperienze provenienti da tutto il mondo, Open Incet ha coronato lo sforzo di rigenerazione avviato da Urban Barriera e proseguito con investimenti pubblici e privati nel corso degli ultimi anni. L’obiettivo è quello di far incrociare progetti e idee di innovatori, cittadini attivi e studenti, da mettere in campo per rendere Open Incet un faro della collaborazione urbana e dello sviluppo sostenibile ed intelligente, aprendo al contempo nuovi spazi per la collettività.

 

 

5) Il sistema dei mercati locali
La salvaguardia dei mercati locali come hub commerciali e di comunità è l’obiettivo al centro del modello innovativo di gestione promosso da Torino e premiato come buona pratica dal programma Urbact. Tale sistema ha contribuito a ridurre gli sprechi e i costi di gestione del servizio, erogando servizi innovativi alle fasce meno abbienti della popolazione e salvaguardando quel patrimonio sociale ed economico legato ai mercati di quartiere. Non solo Porta Palazzo, tra i mercati più grandi d’Europa, ma anche mercati più piccoli resi più attrattivi grazie a una gestione migliorata degli spazi pubblici e a sistemi che rendono i mercati catalizzatori di nuove forme di sviluppo collaborativo.

 

 

Le interviste ai protagonisti

L’impegno del Comune e della Città Metropolitana sono al centro del forte coinvolgimento delle istituzioni nel dialogo con cittadini e stakeholder nei progetti finanziati da Urbact e Urban Innovative Actions.
In questa intervista l’assessore alle periferie Marco Giusta racconta l’impegno della città per i beni comuni con il progetto Co-City

Cosa ha portato Torino a presentare progetti nell’ambito di Urban Innovative Actions?
La città di Torino ha una forte tradizione in termini di politiche di innovazione urbana. Questo aspetto è stato particolarmente rafforzato durante gli ultimi dieci anni, e l’esperienza di Torino è diventata una fonte di ispirazione per altre città italiane: questo ha contribuito a inserire Torino sulla mappa delle città che stanno sviluppando politiche pubbliche innovative, con una particolare attenzione al coinvolgimento di cittadini e stakeholders.
Torino ha deciso di impegnarsi nell’ambito di Urban Innovative Action all’inizio del 2016, con l’obiettivo di promuovere il suo profilo di grande terreno di sperimentazione per l’innovazione, in particolare sul campo dei beni comuni urbani, su cui altre città stavano già sviluppando importanti strategie ed azioni come il Patto di Collaborazione. Il progetto è stato fortemente sostenuto e promosso dall’amministrazione, un’importante segnale di continuità. Abbiamo deciso di rinforzare il supporto politico a Co-City perché crediamo fortemente, come amministrazione, nei suoi obiettivi e nell’approccio partecipativo.

Quale considera l’elemento più innovativo del vostro progetto riguardo la lotta alla povertà urbana?
Torino è la prima tra più di 100 città italiane ad aver adottato il Regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni urbani, con una specifica attenzione alla creazione di concrete opportunità per contrastare la povertà nelle periferie. Questo vuol dire dare alle autorità locali un importante ruolo nello stimolare la partecipazione del cittadini in diverse aree della città, con l’obiettivo di incoraggiare l’impegno di associazioni e gruppi di residenti per prendersi cura di strutture o aree verdi in disuso o parzialmente inutilizzati, in un quadro generale di responsabilità condivisa e fiducia reciproca. Attraverso il Regolamento, un gruppo di cittadini attivi può concordare un Patto di Collaborazione con il Comune, definendo un programma di attività da realizzare ad uno specifico edificio o area (precedentemente selezionata dal Comune), con rispettivi poteri e responsabilità, budget e scadenze. Guardando al dibattito attuale sui beni comuni negli altri Paesi europei il Regolamento appare come qualcosa di unico e senza precedenti, con un grande potenziale per lo sviluppo urbano innovativo se correttamente applicato, come stiamo provando a fare a Torino.

Che cosa significano i beni comuni per la città di Torino?
I beni comuni sono straordinarie opportunità di crescita e partecipazione per Torino. In una città che ha sperimentato esperienze negli ultimi dieci anni un importantissimo processo di rigenerazione urbana particolarmente focalizzato sul centro cittadino, su strutture in disuso o sottoutilizzate, spesso connesso al patrimonio industriale, può essere cruciale per la rigenerazione delle periferie e di aree della città caratterizzate da problemi sociali, come un alto tasso di disoccupazione e la scarsità di servizi.
La grande energia del tessuto sociale torinese, testimoniato dal ruolo centrale ricoperto dalle Case del Quartiere come punto di riferimento per la partecipazione dei cittadini in diverse aree della città, rappresenta una base per un’ulteriore coinvolgimento dei cittadini su edifici abbandonati o parchi, parti dell’identità della città e potenti risorse per la sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Quali sono i principali cambiamenti che si aspetta di applicare al Comune con questo progetto?
Co-City punta a creare un nuovo paradigma di collaborazione tra residenti ed autorità locali, attraverso progetti di comunità per soluzioni sostenibili contro l’esclusione sociale ed economica.
Si spera che le azioni promosse dal progetto riportino la fiducia tra cittadini e governo locale, elemento cruciale nell’attuale dibattito in Europa, attraverso azioni concrete e visibili, così da dare una nuova spinta al welfare urbano e in modo da rappresentare potenzialmente un modello per altre città in Europa ed in Italia.
I beni comuni urbani verranno utilizzati per ospitare nuove imprese sociali e progetti che puntino a creare nuovi patti di autonomia e inclusione per i cittadini in difficoltà. Un supporto decisivo a questa azione sarà dato dall’utilizzo delle risorse economiche dei progetti, per rendere strutture e spazi pubblici disponibili ed attrezzate per progetti pilota, ma sarà dato anche dall’Università di Torino, che svilupperà una serie di strumenti tramite la combinazione di ricerche di diritto e piattaforme ICT per sviluppo e innovazione (come la First Life). La combinazione tra attività sul territorio e il supporto del mondo accademico rende Co-City un argomento di dibattito in diversi ambienti della città, con sforzi collaborativi in direzione di una migliore qualità della vita e un senso di comunità a Torino.
Dopo sei mesi di percorso, può dirci a che punto siete con il progetto e quali sono le principali sfide che si aspetta di affrontare?
L’evento di lancio di Co-City del 31 marzo ha richiamato l’attenzione di ONG, associazioni e gruppi di cittadini, che si sono avvicinati alle Case di Quartiere per ricevere un supporto nell’implementazione di progetti e idee per la rigenerazione di beni comuni. La sfida principale in questa fase è attrarre sempre più persone ed associazioni ad aderire ai Patti di Collaborazione, e fornire un’assistenza di buona qualità a tutti loro, in linea con progetti di co-design, che potranno essere sviluppati nei prossimi mesi. Questo contribuirà a rendere il progetto più visibile ai residenti, dando vita ad un circolo virtuoso che speriamo sarà il principale patrimonio del progetto a Torino, insieme con la rigenerazione dei beni comuni e delle aree verdi.

 

 

Le sfide legate alla creazione di nuova occupazione e impresa innovativa non solo a Torino ma nell’intera area metropolitana sono al centro dell’impegno della Città Metropolitana con In Focus. Ce ne parla Dimitri De Vita, consigliere delegato alla pianificazione strategica e allo sviluppo economico.

Il profilo economico di Torino è stato sottoposto a una trasformazione significativa negli ultimi decenni, passando da una città mono-industriale a un ecosistema sempre più orientato all'innovazione e diversificato. Nel 2016, la città è arrivata la seconda in classifica del European Capital of Innovation Awards. Tuttavia, per molti, Torino è ancora la "capitale della FIAT". Quali dinamiche industriali diverse da quelle automobilistiche, consolidate o emergenti, si possono trovare oggi a Torino?

Negli ultimi 20 anni, Torino ha subito profondi cambiamenti economici e fisici, con il risultato che oggi la sua economia è caratterizzata da una forte diversità e dalla crescente importanza dei settori legati all'economia basata sulla conoscenza. Inoltre, la coesistenza delle attività manifatturiere convenzionali insieme alle nuove tendenze ha portato allo sviluppo di una gamma di nuovi servizi commerciali, strettamente legati alle esigenze dinamiche delle aziende moderne.
Nonostante la zona mantenga una forte connotazione industriale, l'importanza del settore manifatturiero è notevolmente diminuita: la quota dei dipendenti in produzione è diminuita dal 39% al 30% negli ultimi 15 anni. Oggi, oltre all'industria automobilistica, altri settori manifatturieri importanti sono quello l'aerospaziale e il TIC. Altri settori emergenti e particolarmente innovativi sono rappresentati da biotecnologie, meccatronica, chimica verde e tecnologia pulita, agrifood e tessuti, design e creatività digitale.
Inoltre, si deve sottolineare che, soprattutto dopo le Olimpiadi invernali del 2006, la città metropolitana di Torino è diventata un'area con un grande potenziale turistico: negli ultimi 10 anni i turisti a Torino sono cresciuti dell 84%.

La specializzazione intelligente è un concetto politico ben strutturato principalmente a livello regionale, poiché la Commissione Europea ha dichiarato l'elaborazione della Strategia di Ricerca e Innovazione per la specializzazione intelligente (RIS3) come condizione preliminare per ottenere i finanziamenti del FESR tramite programmi operativi. Questo è il caso di RIS3-Piemonte. Come, a suo avviso, una città o un'amministrazione metropolitana può contribuire a questa questione in qualità di attore o sviluppatore RIS3?

I comuni e le città metropolitane possono svolgere un ruolo importante nel processo di elaborazione e attuazione del RIS3. Ad esempio, a causa del fattore di prossimità, loro possono contribuire attivamente al processo di scoperta imprenditoriale, mobilitando attori socio-economici e coinvolgendo i stakeholders molto più facilmente rispetto ai governi regionali. I comuni e le città metropolitane possono quindi contribuire attivamente a definire meglio e dare maggiore attenzione ai settori prioritari che sono stati creati in una forma troppo generica da parte del RIS3. Per di più, possono svolgere un ruolo importante nell'attuazione della strategia regionale facendo convergere le politiche e le iniziative locali nei settori prioritari individuati da RIS3.
Il Piano d'Azione Integrato (IAP) che stiamo elaborando grazie al progetto InFocus rappresenta un esempio concreto di come creare un proficuo "ponte a due vie" tra RIS3-Piemonte e la Strategia di Sviluppo della città metropolitana di Torino. Da un lato, il Piano d’Azione Integrato individua iniziative specifiche e concrete che possono contribuire al processo di attuazione del RIS3 a livello locale. D'altra parte, spero che sarà in grado di influenzare e migliorare la Strategia Regionale, grazie alle idee e alle proposte da parte degli attori locali.

Inoltre, le iniziative che promuovono l'ecosistema dell'innovazione, l'ecosistema imprenditoriale, la crescita aziendale e lo sviluppo territoriale individuate attraverso il progetto InFocus e incluse nel nostro IAP saranno utili per arricchire il Piano Strategico Metropolitano - uno strumento di pianificazione obbligatorio per ogni città metropolitana che copre un periodo di tre anni e deve essere aggiornato ogni anno.

A settembre di quest’anno, la città metropolitana di Torino ha organizzato il workshop tematico InFocus dedicato all'imprenditorialità. Qual è il suo ruolo, come autorità metropolitana, nel promuovere le start-up e la scena imprenditoriale locale? E cosa ci può dire della futura strategia in questo campo?

È stato davvero un piacere per la città metropolitana di Torino organizzare il terzo workshop tematico InFocus. Il tema del workshop - strumenti e azioni che sostengono gli ecosistemi imprenditoriali locali - rappresenta un argomento attuale e fondamentale per il nostro territorio e per ogni territorio. Gli ecosistemi imprenditoriali sono infatti uno dei fattori più importanti che generano sviluppo economico e crescita sociale. Le nuove imprese sono una risorsa importante: contribuiscono ad aumentare l'occupazione, consentono il rinnovo del tessuto economico, creano e promuovono innovazione. Gli esempi internazionali mostrano che laddove esistono ecosistemi imprenditoriali integrati, dinamici e sviluppati, c'è una maggiore crescita economica e sociale.
L'area metropolitana di Torino è caratterizzata dalla presenza di un ecosistema imprenditoriale ricco e articolato. La Città Metropolitana è uno dei fondatori e partner dei due incubatori universitari di imprese (I3P-Innovative Enterprise Incubator del Politecnico di Torino e 2i3T-Innovative Incubator and Technology Transfer Center dell'Università di Torino), entrambi riconosciuti come best practices a livello Europeo.
La Città Metropolitana ha lanciato anche, dal 1994, il programma MIP, un servizio di creazione di imprese, ora in partnership con la Regione Piemonte, grazie ai finanziamenti del FSE. Si tratta di una serie di azioni integrate volte a diffondere la cultura imprenditoriale, a stimolare nuove idee imprenditoriali e a promuovere la creazione e lo sviluppo di imprese di successo. Il servizio, inizialmente strutturato come un ufficio informativo, si è evoluto in un processo più complesso di misure di accompagnamento, di supporto all'elaborazione di piani aziendali e di mentoring dopo la fase di avvio.
Poiché l'ecosistema imprenditoriale locale ha un importante numero di attori coinvolti nel sostegno alla creazione di imprese, ma ancora un basso livello di coordinamento, la futura strategia in questo campo mirerà ad aumentare l'integrazione dell'ecosistema, al fine di garantire una maggiore sinergia tra le politiche pubbliche e le iniziative private, per portare avanti maggiori economie di scala e per incoraggiare lo scambio di informazioni e know-how tra gli attori coinvolti.
La futura strategia della Città Metropolitana cercherà anche di affrontare due ulteriori debolezze dell'ecosistema: la sua bassa efficienza nella promozione della mentalità imprenditoriale tra i giovani e il basso livello di apertura verso l'esterno. Per quanto riguarda la prima, sarebbe utile definire un programma completo di attività, in collaborazione con università, scuole e amministrazioni locali, volte a stimolare le capacità imprenditoriali e la mentalità degli studenti delle scuole superiori e degli universitari. Per quanto riguarda la seconda debolezza dell'ecosistema, sarà importante progettare e implementare una serie di politiche integrate, in collaborazione con gli attori locali e regionali, miranti ad attrarre iniziative commerciali da altri territori e collegare l'ecosistema locale al circuito internazionale.

(Le interviste sono state realizzate rispettivamente da Susana Forjan per il sito di Urban Innovative Actions e da Miguel Rivas per il sito Urbact – L’intervista completa a De Vita è disponibile in italiano al seguente link)